mercoledì 15 marzo 2017

LETTERATURA ANGLO-AMERICANA: LETTERA SCARLATTA





Secondo appuntamento per la serie di video sulla
letteratura anglo-americana.
Vi parlerò della Lettera Scarlatta, libro famosissimo di Hawthorne.

Di seguito vi riporterò alcune riflessioni che non ho esplicitato nel video e alcune domande che dovrete porgervi quando andrete a leggere questa opera.


LA POSIZIONE DEL NARRATORE

Spesso è presente con commenti ai personaggi e alle loro azioni ma di certo è più presente nel denunciare l'ipocrisia di Dimmesdale. Invece è parziale verso Hester e la sua forza di donna che appunto è una emanazione della natura (wild). 
Gioca pesantemente con il lettore nell'inscenare il metadiscorso sul simbolo, mettendo davanti agli occhi del lettore vari significati dei simboli, tutti legittimi.
Alla fine tira le somme e dà la morale, esplicitando tutto:
Scegli tu, lettore ma soprattutto sii te stesso e mostra almeno il tuo lato peggiore, perché questo ti salverà.

FORTUNATE FALL

Lo strumento è la sofferenza che accomuna tutti gli esseri umani nella consapevolezza della propria natura malvagia e li umilia (li rende consapevoli del bisogno della grazia divina per salvarsi) e fa nascere l'amore fraterno, caritatevole.

Attraverso la A, che indica la colpa il peccato e la sua gestione come simbolo che Hester e Dimmesdale elaborano la salvezza: si rendono conto di come debbano affrontare il proprio senso di separazione da Dio (divisione interiore) e cioè affidandosi alla sua grazia, al suo libero arbitrio.
Chillingworth è invece l'incarnazione della predestinazione.

LINEE INTERPRETATIVE: IL METADISCORSO SUL SIMBOLISMO E LA SUA INTERPRETAZIONE


È possibile ricostruire una vera e propria fenomelogia della A, il simbolo per eccellenza della Lettera Scarlatta.
Attraverso  le sue apparizioni, le occasioni e i modi delle sue comparse Hawthorne costruisce un discorso sull'interpretazione del segno che dà luogo a un metadiscorso sul simbolo e la sua interpretazione:
- Il significato dei simboli non è univoco
- Il significato dei simboli è polisemico
- Il significato dei simboli è metamorfico o in evoluzione (cambia)
- Il significato dei simboli è soggettivo
- Il significato dei simboli dipende dallo stato mentale (cognitivo, emozionale, spiriturale e morale) del soggetto
- Il significato dei simboli necessità di un costante lavoro di interpretazione


DOMANDE 
Ed ecco le domande che dovrete porvi quando andrete a leggere o a rileggere il testo:

APPARIZIONI DELLA LETTERA A

- Come appare fisicamente?
- Che significato assume?
- C'è un'evoluzione nei suoi significati?
- Che azioni/funzioni svolge?

 
COME VENGONO DESCRITTI I PERSONAGGI

- Come vengono descritti?
- Che significato simboli/allegorico hanno?
- In che rapporto stanno tra di loro, con le loro valenze simboliche?
- Sono flat (piatti) o round (tutto tondo)? Stilizzati su pochi tratti a dimostrare un'idea o approfonditi psicologicamente?

SULLE DESCRIZIONI DEI SETTING, AMBIENTAZIONE, SCENE

- Che significato simbolico hanno?
- Che antitesi di luoghi/spazi/ambienti costruisce Hawthorne attraverso loro?



venerdì 10 febbraio 2017

RAPID FIRE BOOK TAG


Ciao a tutti,
la cara puntoevirgola87 mi ha taggata in quello che credo essere un tag carino di green_rossella  e quindi ora ve lo proporrò, rispondendo alle varie domande!
Cercherò di rispondere nel modo più diretto possibile senza farmi influenzare da altre cose!


1) Ebook o cartaceo? Cartaceo sempre! Purtroppo con il formato ebook non mi sono trovata, lo trovo scomodo da leggere e non mi dà le stesse belle sensazioni di un libro vero e proprio. L'unico punto a suo favore è il fatto che, almeno il mio kobo, è retroilluminato e questo lo rende utile per le afose notti estive in cui è impossibile lasciare accesa una luce per leggere (riscalderebbe troppo!).

2) Brossura o rilegatura? Sinceramente non ho preferenze. Amo i libri rilegati ma la caratteristica principale per me è che un libro sia economico, il resto non mi interessa molto.

3) Shopping online o libreria? Non ho preferenze neanche qua. Ultimamente preferisco acquistare online perché trovo sconti più vantaggiosi ma quando capita anche in libreria va bene!

4) Trilogia o serie? Raramente ho letto una trilogia, quindi in mancanza di elementi voterò per le serie, che invece seguo molto volentieri (ormai anche i muri sanno che amo la serie di Percy Jackson!).

5) Eroi o cattivi? Ehh ho un grosso problema con i cattivi: li amo troppo!

6) Un libro che vorresti leggessero tutti? Questa domanda mi mette in difficoltà. Non riesco a sceglierne solo uno! Sono indecisa tra "Moby Dick" (così potrei ammorbare tutti con le analisi del romanzo) oppure "Caligola.Dietro la follia.", perché sono stufa di dover ripetere che Svetonio non è attendibile come "storico".

7) Ultimo libro letto? "Il richiamo del corno" di Sarban.

8) Ultimo libro comprato? "De profundis" di Oscar Wild.

9) Libri usati o no? Ovvio. Bisogna risparmiare!

10) I primi 3 libri che ti vengono in mente? Moby Dick (lo so sono ripetitiva), Il grande Gatsby (sono ripetitiva anche in questo caso, per chi mi conosce), Il conte di Montecristo (lo dovevo comprare l'altro giorno ma era esaurito...ormai ho il pallino).

11) Un libro che ti ha fatto ridere e piangere? "Foglie d'erba" di Whitman.

12) Giudichi un libro dalla copertina? Assolutamente no. Anche se amo avere la libreria in ordine e se devo comprare diversi libri di un autore, punto a prenderli tutti della stessa edizione. Non è come giudicare un libro dalla copertina ma in un certo senso è far primeggiare l'aspetto esteriore a discapito del risparmio, per esempio.


Per chi se lo stesse chiedendo, ho già letto il Conte di Montecristo ma, in un'edizione censurata (per saperne di più vi rimando ad un mio vecchio video: 

 

Sono anni che cerco di comprare l'edizione integrale della Donzelli o quella nuova di Einaudi ma per un motivo o per l'altro non riesco mai. Ma ce la farò! Spero.

A presto!

Iulia Augusta

lunedì 9 gennaio 2017

OCEANIA, FILM MIGLIORE DI SEMPRE!

Vaiana è una giovane ragazza che, come si vedrà ad inzio film, ha sempre sentito un forte richiamo
provenire dal mare e per questo verrà duramente osteggiata dal padre che invece vuole che lei diventi un capo villaggio e che badi alla sua gente. L'isola su cui si trovano è circordata da un reef, una sorta di confine nel mare oltre il quale gli abitanti non si avventurano per paura.

Vedremo quindi Vaiana interrogarsi sul da farsi e solo con l'aiuto della nonna Tala che le svelerà una grotta segreta sull'isola che racchiude le vere origini del suo popolo, lei deciderà di andare all'avventura per mare perché un insidioso pericolo si sta avvicinando alla loro felice isola: la distruzione per azione di Te Ka. Un temibile mostro di lava che, fin da quando Maui ha rubato il cuore di Te Fiti (isola a forma di donna sdraiata che altri non è che la dea creatrice Te Fiti), sta lentamente espandendo la sua distruzione.

La sua missione è quindi quella di raggiungere l'isola su cui si trova il semidio Maui, colui che ha rubato il cuore di Te Fiti per donarlo agli umani per dargli il dono della creazione. 
Dopo una piccola vicissitudine tra i due, partiranno assieme alla volta dell'isola di Te Fiti, non prima però di aver recuperato l'amo magico di Maui che gli permette di trasformarsi in quello che vuole e combattere al pieno della sua potenza.

 
Durante il loro viaggio per Te Fiti, per recuperare appunto l'amo magico di Maui, incontreranno
anche un cattivo secondario del film, Tamatoa, un enorme granchio splendente che, nonostante la sua breve apparizione, darà filo da torcere ai nostri personaggi e che io ho amato particolarmente. Anzi, avrei preferito fosse più presente.


Questa è in breve la trama e ora veniamo ai miei commenti sul film.
Mi è piaciuto davvero molto. Credo sia uno dei migliori film Disney usciti negli ultimi anni e ora vi spiegherò il perché di tanto entusiasmo.

Le animazioni sono stupende, nettamente superiori a qualsiasi altro film Disney (e quindi di qualsiasi film in generale, visto che la Disney è la migliore in questo campo) e benché pure in Frozen le animazioni fossero fatte bene, qua in Oceania, con il fatto che l'ambientazione è molto più colorata, i colori sono vividi, l'acqua del mare è cristallina, i capelli dei personaggi sembrano veri e la scena finale (di cui non vi ho parlato a posta) è magistrale.
Le canzoni sono molto belle e con enorme soddisfazione ho visto che sono state anche tradotte abbastanza bene in italiano. La mia canzone preferita è quella di Tamatoa, "Lo splendente Tamatoa" interpretata da un ispirato Raphael Gualazzi e il cui testo vi assicuro è forse il meglio tradotto. In inglese invece si intitola "Shiny" ed è interpretata da un bravissimo Jemaine Clement e amo pure questa versione.

L'animaletto simpatico, compagno della nostra protagonista è in questo caso un gallo a cui manca qualche rotella, Hei Hei. Si troverà per caso a bordo della piccola imbarcazione che Vaiana userà e non prenderà molto bene il fatto di trovarsi in mare aperto (come si può vedere dalla gif accanto).
C'era anche un altro animaletto simpatico, Pua, un bel porcellino che però comparirà solo all'inizio del film in quanto non salperà ma rimarrà sull'isola.

Proprio stanotte ci sono state le premiazioni per i Golden Globe e con mio grande disappunto ha vinto Zootropolis come miglior film d'animazione e non Oceania. So di essere una voce fuori dal coro ma questa vincita non è stata poi così meritata. Che cosa ha Zootropolis di migliore rispetto ad Oceania? Le animazioni per quanto buone non mi hanno lasciata senza parole come in Oceania. La trama di Zootropolis invece l'ho trovata molto banale e temo abbia vinto proprio per questo. In poche parole si parlava della diversità e del fatto di accettare tale diversità: una tematica che al giorno d'oggi evidentemente la gente sente molto importante ma che a mio avviso in quel film è stata affrontata in modo abbastanza banale e, passatemi il termine inglese, mainstream. 
Secondo me il film Oceania non è stato compreso fino in fondo, appunto perché è meno banale. 

Se non avete ancora visto il film vi consiglio di saltare questo paragrafo perché parlerò della trama in modo libero, citando anche il finale. Quindi se non volete rovinarvi la visione vi consiglio di interrompere la lettura. Se invece siete comunque curiosi e non vi importa di qualche spoiler, continuate pure! 

Dunque, non abbiamo un cattivo. O meglio il cattivo sembrerebbe essere Te Ka, il mostro di lava di cui vi ho parlato prima che lentamente sta distruggendo tutte le isole. Ma proprio alla fine scoprirermo che Te Ka altri non è che la dea Te Fiti alla quale Maui ha rubato il cuore e che si è quindi trasformata in questo essere distruttivo. Quindi il cattivo sembrerebbe essere proprio Maui, perché se lui non fosse andato sull'isola a rubare il cuore non sarebbe successo niente. Ma a conti fatti non me la sento di additare Maui come "cattivo", perché pure lui non ha agito per un suo tornaconto ma ha rubato il cuore per gli umani, per dargli il potere della creazione, per farsi accettare dagli umani. Quindi i cattivi sembrerebbero essere proprio gli umani o comunque il sentimento molto umano che prova Maui, quello della solitudine.

Alla fine Vaiana canterà una breve canzone per fermare Te Ka nella sua distruzione e le parole in inglese sono:
I know your name
May have stolen the heart from inside you
But this does not define you
This is not who you are
You know who you are
Who you truly are 
Queste parole calmeranno Te Ka e Vaiana riuscirà a restituire il cuore e subito questa entità tornerà ad essere la dea benevola Te Fiti, restaurando i danni distruttivi prodotti dalla sua controparte.

In definitiva questo film è un bellissimo inno alla natura. Un avvertimento al fatto che se continuiamo a rubare e depredare la natura essa prima o poi ci si ribellerà contro e a quel punto come un dio della distruzione distruggerà tutto quello che amiamo, senza possibilità di appello. L'unico modo che abbiamo per salvarci è restituire il cuore alla natura, riconoscerne la sua importanza.
Ma il film è anche un inno alla self-reliance, per dirla alla Emerson. Un inno alla propria individualità e a ritrovare il proprio io, anche quando il mondo intero sembra averci abbandonato e quando tutto sembra contro di noi. Un invito a riscoprire la nostra voce interiore, come si capisce dalla canzone "I'm Moana" (Sono Vaiana in italiano) di cui vi metterò alcune parole significative:

I've delivered us to where we are
I have journeyed farther
I am everything I've learned and more
Still it calls me

And the call isn't out there at all
It's inside me
It's like the tide, always falling and rising
I will carry you here in my heart
You'll remind me
That come what may, I know the way
I am Moana!


In definitiva sono molto soddisfatta di questo film d'animazione. Se proprio devo trovare una pecca è proprio nella fugace apparizione di Tamatoa che è uno dei migliori cattivi e con un grande potenziale che però è stato sprecato.
In poche parole, vi consiglio di guardare questo film per divertirvi, per emozionarvi e anche, perché no, per trovare i messaggi sotto la superficie.


BUONA VISIONE!

Luana Iulia Augusta

giovedì 7 gennaio 2016

MACBETH, il film 2016

““Domani, e poi domani, e poi domani, il tempo striscia, un giorno dopo l'altro, a piccoli passi, fino all'estrema sillaba del tempo; e tutti i nostri ieri hanno rischiarato ai folli la via per la morte polverosa.”


Difficilmente mi sbilancio ma questa volta mi sento di dirlo: questo film è un capolavoro!
Forse complice il mio amore per Shakespeare, per le lotte al potere, per la follia e la tirannia, uscita dalla sala avevo ancora il cuore che mi martellava forte in petto.

Macbeth: il dramma di un uomo che, dopo aver saputo tramite la profezia di tre donne misteriose, che sarà re, decide di andare incontro al suo destino, incitato dalla moglie. Macbeth tuttavia non riuscendo a sopportare il peso delle sue colpe e temendo di perdere il potere, cadrà nella follia. Ma il dramma riguarda anche la moglie, che da donna avida di potere e pronta a tutto per averlo, capirà di aver spinto il marito oltre il suo limite umano e di averlo reso simile ad un mostro.


"Se questo male fosse del tutto e apertamente male, ossia turpe e ripugnante, la tragedia sarebbe finita prima che cominciata. Esso si chiamava, invece, per Macbeth, grandezza: la grandezza che le fatali sorelle gli hanno profetata, che il corso destinato degli eventi comincia pronto a elargirgli, additandogli prossimo e certo tutto il resto, sol ch'egli non stia ad attendere inerte, ma si muova, stenda la mano e lo afferri." (Benedetto Croce)

Le molte scene in slow motion sono servite a dare impatto emotivo alle azioni che venivano compiute. Anche se questa scelta del regista ha fatto piovere alcune critiche, da me non condivise.
Ovviamente il film è piuttosto lento e ha una struttura teatrale, più che di un film ma questo secondo me, gioca a suo favore.
Scene girate magistralmente, come quella, verso la fine in cui troviamo Macbeth seduto al trono che parla ad un messaggero con il viso metà in ombra e con il fuoco dei braceri che si riflette nelle sue pupille: una scena orgasmica.
Spero di riuscire presto a rivederlo in lingua originale perché credo che solo così lo si possa apprezzare pienamente, anche se il doppiaggio italiano è all'altezza.

Voi  lo avete visto?

venerdì 21 agosto 2015

IL TRONO DI SPADE, TRADUZIONE DISCUTIBILE parte 1

Nonostante i libri di George R.R. Martin siano usciti ormai da anni (pensate che il primo capitolo della saga "A game of Thrones" uscì nel 1996 e arrivò in Italia nel 1999) mi trovo spesso a dover discutere con persone che si stanno avvicinando a questa saga, della bontà della traduzione italiana.
In questo articolo non vi parlerò della trama ma vi metterò al corrente delle scelte, che io non condivido, del traduttore Sergio Altieri.
Non ho intenzione di puntare il dito contro Altieri, in quanto credo gli sia stato dato un lavoro che semplicemente non faceva al caso suo, ossia tradurre.
Per quanto riguarda l'Altieri scrittore invece non ho nulla da obiettare, se vi capita date un'occhiata ai libri da lui scritti.
Ma torniamo all'argomento principale di questo articolo, la traduzione e, se avete anche voi il primo libro della saga apritelo e scoprite assieme a me le differenze con il romanzo originale. Tra parentesi tonde vi ripoterò una mia traduzione sommaria per rendere l'idea della differenza anche a chi non ha molta dimestichezza con l'inglese.

PROLOGO:

Trad. italiana: "La foresta piena d'ombre rimandò echi della voce di ser Waymar. Troppi echi, troppo forti e definiti."
Martin diceva semplicemente: His voice echoed, too loud in the twilit forest. (La sua voce echeggiò, troppo forte nella foresta crepuscolare).

Poco dopo inizia a descrivere l'abbigliamento di Waymar Royce e ci sono delle imprecisioni e ancora aggiunte alle frasi.

Trad. italiana: "Il tocco finale, il mantello, era la degna corona dell'intero addobbo: pelliccia d'ermellino nero, spessa e soffice come un peccato di lussuria." quando nell'originale diceva più semplicemente "His cloak was his crowning glory; sable, thick and black and soft as sin." (Il suo mantello era il suo pezzo forte; di pelliccia, folto, nero e morbido come il peccato). Chi ha parlato di peccato di lussuria?

Poco dopo ci racconta di come Will sia stato cacciatore prima di entrare nei Guardiani della notte.
Trad. italiana: "Le guardie a cavallo di lord Jason Mallister l'avevano colto nei boschi padronali attorno a Seagard mentre, con le mani insanguinate, scuoiava un cerbiatto, anche quello di Mallister."
L'originale: "Mallister freeriders had caught him red-handed in the Mallisters’ own woods, skinning one of the Mallisters’ own bucks, and it had been a choice of putting on the black or losing a hand."
(Gli scagnozzi di Mallister lo catturarono con le mani sporche di sangue nella foresta di proprietà di Mallister, mentre spellava uno dei cervi di proprietà di Mallister e scelse tra indossare il nero o perdere una mano.)
Io mi chiedo ma la storia dei "boschi padronali attorno a Seagard" da dove l'avrà tirato fuori? E il cerbiatto? Senza contare che "freeriders" è slang americano e tra i suoi significati non c'è "guardie a cavallo".

Trad. italiana: "Nessuno può giacere immobile nella neve così a lungo. Nessuno che sia ancora in vita."
Martin fu molto più sintetico: "No living man ever lay so still." (Nessuno uomo vivente può giacere immobile così a lungo).

Qualche pagina dopo, Waymar chiede a Will di arrampicarsi su un albero per vedere cosa succede.
Trad. italiana: "Sotto di lui, la voce del giovane esclamò: <<Chi va là?>>. Una voce improvvisamente piena di incertezza nel dare l'intimidazione.

L'originale suonava così: "Down below, the lordling called out suddenly, “Who goes there?” Will heard uncertainty in the challenge." (Sotto, l'immaturo signore disse improvvisamente, <<Chi va là?>>. Will sentì incertezza nelle parole di sfida.)

Poco dopo mentre Royce si accorge che qualcosa che non va.
Trad. italiana: "Sentire certo. Ma niente da vedere." dove Martin diceva solo: "There was nothing to see"(Non c'era niente da vedere)

E ancora,
Trad. italiana: "Un freddo improvviso, innaturale." Questa frase non c'era neanche nell'originale.

Trad. italiana: "Nessun metallo noto all'uomo era stato usato per forgiare quella lama. No, nessun metallo, infatti: la lama era di cristallo."
Martin diceva invece: "No human metal had gone into forging of that blade" (Nessun metallo umano era stato usato per forgiare quella lama).

E subito dopo,
Trad. italiana: "<<Vuoi danzare?>> Ser Royce affrontò l'avversario con coraggio. <<Allora danza con me.>>"
Martin diceva: "Ser Waymar met him bravely. <<Dance with me then.>>" (Ser Waymar lo affrontò coraggiosamente. <<Danza come me, allora.>>). Qui mi chiedo che bisogno c'era di scrivere quella frase all'inizio che non c'è nell'originale?

Due pagine dopo,
Trad. italiana: "Povero corpo non di un uomo ma di un ragazzo: adesso si vedeva bene."
Martin diceva: "Lying dead like, you saw how young he was. A boy." Qua non contesto la traduzione in sé, il senso è quello ma era per farvi capire di come stravolga le frasi.

Una cosa che voglio puntualizzare è che OGNI volta che Martin userà il cognome per chiamare un suo personaggio Altieri userà il nome e viceversa. Questa cosa mi ha sempre fatto sorridere.

Bene, con questo ho finito di elencarvi i punti più critici del prologo. E già solo in dodici pagine, di imprecisazioni o errori ce ne sono parecchi, dal mio punto di vista. Più di quanti se ne potrebbero tollerare.


sabato 1 agosto 2015

La rabbia e l'orgoglio, La forza della ragione

"In Italia difendere la propria cultura è diventato peccato mortale."

 Oriana Fallaci scrisse questo libro quasi di getto, accantonando un altro libro che stava scrivendo ormai da anni, seguendo l'istinto che le diceva di liberarsi dalla rabbia che si portava dentro da tempo e che, in seguito all'attentato terroristico dell'11 settembre 2001 si era manifestata più ardente che mai.
Iniziò quindi la stesura di quello che doveva essere un articolo di giornale che ben presto si rivelò essere ben più lungo. Così, per renderlo pubblicabile lo accorciò brutalmente salvo poi renderlo disponibile in modo integrale a tutti con questo libro: “La rabbia e l'orgoglio”. Un titolo potente che già sembra urlarci contro appena lo si prende in mano.
Oriana lo definì, quando glielo chiesero, una predica agli italiani e, sebbene la predica arrivi solo nelle ultime pagine è di una lucidità e di una grinta che vi scuoterà dentro. 
 
La rabbia si sente. Urla dalla carta stampata come non mi era mai successo di vedere. Una scrittura lucida ma sbrigativa che ci fa capire l'impulso e la rabbia che deve avere provato lei mentre batteva i tasti sulla tastiera.
Oriana non ha parole buone per nessuno. Non farà la finta buonista, né la finta tollerante. Nella sua vita giornalistica di orrori ne vide molti e cercherà di renderci partecipi, rinunciando il più delle volte, come a voler dire che sarebbe troppo per noi riuscire a comprendere.
In molti la tacciarono di essere razzista ma lei da queste pagine si difende anche da quelle ridicole accuse, lasciandoci capire che non è contro una razza che lei urla ma contro il fondamentalismo di una religione totalmente estranea al nostro modo di vivere che, tramite i terroristi, sta cercando di imporsi, distruggendo la nostra storia e cultura.

 "L'Europa che sepolta nel torpore brucia come l'antica Troia ha rigenerato  la malattia che il secolo scorso rese fascisti anche gli italiani non fascisti, nazisti i tedeschi non nazisti, bolscevichi anche i russi non bolscevichi. E che ora rende traditori anche coloro che non vorrebberlo esserlo: la paura."

Nel libro uscito qualche anno dopo ossia, La forza della ragione, Oriana analizza in modo più approfondito la questione, portandoci esempi e dati ma sempre perorando la causa occidentale contro il fondamentalismo islamico e analizzando la religione musulmana che, mettendo Allah sopra qualsiasi cosa, anche sopra la legge vede nella separazione tra Chiesa e Stato una cosa innaturale.
Rimprovera anche i vari studiosi, politici e professori che di volta in volta si ergono a difesa della cultura islamica, volendola quasi portare ad essere un faro dell'umanità e offuscando la storia, la cultura e le scoperte in ambito scientifico e medico che invece hanno sempre contraddistinto l'Occidente.
Spiega anche che la religione musulmana non può essere considerata la Seconda Religione dello Stato, dato che lo Stato Italiano non può rappresentare gli immigrati musulmani e gli italiani convertiti, che sono davvero pochi.
Ci racconta anche della storia della piccola cittadina Colle Val d'Elsa, dove hanno rischiato che venisse costruito un minareto enorme, visibile anche a chilometri di distanza e che, solo all'ultimo si è riusciti ad evitare.
Questo e molto altro ci viene raccontato in questo libro che, come ho detto anche prima, è la versione più completa e meno vaneggiante del libro che la fece tanto odiare, ossia La rabbia e l'orgoglio.
 "Nei regimi dittatoriali o assolutisti, spiega Tocqueville, il dispotismo colpisce grossolonamente il corpo. Lo incatena, lo sevizia, lo sopprime con gli arresti e le torture(...).  E così facendo ignora l'anima che intatta può levarsi sulle carni martoriate, trasformare la vittima in eroe. Nei regimi interamente democratici, al contrario, il dispotismo ignora il corpo e si accanisce sull'anima(...). Alla vittima, infatti non dice: 'O la pensi come me o muori.'. Dice: 'Scegli. Sei libero di non pensare o di pensarla come me. E se non la penserai come me (...) sosterrò che sei un essere impuro, un pazzo o un delinquente.  Ti condannerò alla morte civile, ti renderò un fuorilegge, e la gente non ti ascolterà.' (...) Poi aggiunge [Tocqueville NdR] che nelle democrazie inanimate, nei regimi inertemente democratici, tutto si può dire fuorché la verità. (...)  Un'invisibile ma insormontabile barriera all'interno della quale  si può soltanto tacere o unirsi al coro."

Due libri che consiglio assolutamente di leggere. Non fermatevi a La rabbia e l'orgoglio anche se vi ha impressionati o scandalizzati. Provate a leggere anche l'altro libro, dove, come vi ho già detto Oriana cerca di analizzare la situazione in modo più distaccato, anche se il suo pensiero sarà una colonna portante.

E, visto che devo concludere questo articolo, mi sento di dire che, l'unico modo che abbiamo, nel nostro piccolo, per combattere il fondamentalismo islamico o qualsiasi forma di fondamentalismo ed evitare così che la nostra Cultura venga spazzata via, insieme alla nostra memoria storica è AMARE la nostra Cultura.

Non sono le invasioni degli immigrati, come vengono definite, a minacciare la nostra Cultura: siamo noi stessi a minacciarla. Quando ne parliamo male, quando non la studiamo perché è più bello e figo leggere libri stranieri. Quando, addirittura, roviniamo la nostra bellissima e invidiatissima lingua usando parole straniere, come cool, obviously, bookaholic (come si definiscono molti accaniti lettori italiani, che ironia!), midia (pronuncia inglesizzata della parola latina media).
Quindi, italiani, se vogliamo continuare a piangerci addosso e a pensare che l'Italia è un posto orribile, sappiate che non avremo futuro. Siamo già estinti.

Se invece, sentite dentro di voi la forza per voler combattere l'inedia e la sfiducia: aprite un libro italiano, leggete, studiate e portate la nostra cultura in tutto il mondo e non fate sì che il mondo vi porti tutti i suoi scarti facendovi pensare che siano più belli dei nostri tesori.



mercoledì 11 marzo 2015

Il giovane Holden

"Non faccio che ripetere «è stato un piacere» a gente con cui non è stato un piacere per niente. Ma se vuoi sopravvivere certa roba devi dirla."
  

La missione della casa editrice Einaudi di ritradurre i grandi classici, svecchiandoli, ormai credo sia nota a tutti. E, l'anno scorso arrivò il turno dell'opera più famosa di     J. D. Salinger "Il giovane Holden".
La nuova traduzione a cura di Matteo Colombo è, a mio parere, pienamente riuscita: la lettura è piacevole e scorrevole, senza mai risultare artificiale.  
Si possono creare discussioni infinite sulla necessità o meno di svecchiare le traduzioni ma, a mio avviso, la cosa più importante è che il messaggio che i libri portano con sé arrivi ai lettori e, quale modo migliore, se non facendoli parlare la loro lingua?


A puro scopo informativo vi mostrerò un paragrafo del romanzo, nella vecchia e nella nuova traduzione.

 
 "Io abito a New York, e pensavo al laghetto di Central Park, vicino a Central Park South. Chi sa se quando arrivavo a casa l'avrei trovato gelato, mi domandavo, e se era gelato, dove andavano le anitre? Chi sa dove andavano le anitre quando il laghetto era tutto gelato e col ghiaccio sopra. Chi sa se qualcuno andava a prenderle con un camion per portarle allo zoo o vattelappesca dove. O se volavano via."
trad. Adriana Motti 

"Io abito a New York, e stavo pensando al laghetto di Central Park, quello vicino a Central Park South. Chissà se arrivando a casa l'avrei trovato ghiacciato, e se sì, chissà dov'erano andate le anatre. Chissà dove andavano le anatre quando il lago gelava e si copriva di ghiaccio. Chissà se arrivava qualcuno in furgone che le caricava tutte quante per portarle in uno zoo o chissà dove. O se volavano via e basta."
trad. Matteo Colombo 
 

Da http://footage.framepool.com
Ovviamente la traduzione di Adriana Motti era perfetta per il suo tempo ma, in cinquant'anni la lingua italiana è mutata e, non si può negare, che la nuova traduzione renda la lettura più piacevole per noi.

Il titolo originario "The Catcher in the Rye", come ci informa la stessa Einaudi alla fine del romanzo, è intraducibile, ed il suo significato fa riferimento ad una canzone di Robert  Burns. Volendo tradurre il titolo, sarebbe una cosa del tipo "L'acchiappatore nella segale", quindi, la casa editrice decise di tenere il titolo con cui divenne famoso in Italia.

Dopo aver divagato sulla traduzione desidero parlarvi della storia del romanzo.

Holden Caulfield, il narratore in prima persona della storia, è un ragazzo di sedici anni che, come ci dirà lui fin dalle prime pagine, espulso dall'ennesimo college, dopo alcune vicissitudini e un giovanile colpo di testa, decide di lasciare l'istituto prima del termine ultimo, e di iniziare una sorta di vagabondaggio che durerà un solo finesettimana, ma che lo porterà a vivere diverse esperienze, per lo più negative e che, mostrerà a noi lettori, la sua fragile situazione mentale.

La trama in breve è questa ma, se pensate che sia tutto qui, vi sbagliate. Ho iniziato la lettura di questo romanzo credendolo per ragazzi e, forse, in parte è vero. Tuttavia credo, che solo una lettura adulta e consapevole possa rivelare le varie sfaccettature che l'autore voleva mostrare.
Holden è un ragazzo giovane, impulsivo, ossessivo, quasi folle.
Nel romanzo, nel corso del suo finesettimana girovago, tornerà spesso con il pensiero al fare una chiamata alla sua amica Jane. Che non sentiva da tempo ormai, e che gli era tornata in mente solo perché, prima di lasciare il college, Stradlater, il suo compagno di stanza, gli aveva fatto sapere che ci usciva assieme. Il bisogno di chiamarla si manifesta nelle ore più improbabili della notte ma anche durante il giorno, spezzando le sue azioni e dando sempre un senso di ossessività malata al suo desiderio. 
Questa e altre ripetizioni ossessive nel corso del romanzo, mostrano chiaramente come Holden soffra di qualche disturbo mentale, probabilmente dovuto alla morte del fratello Allie, che ci racconterà lui stesso, oppure semplicemente perché diverso dai suoi coetanei.
Ad un certo punto del romanzo c'è una bellissima descrizione di un attacco di panico:

"Ogni volta che arrivavo alla fine di un isolato e scendevo dallo stramaledetto marciapiede, avevo la sensazione che non sarei mai riuscito ad arrivare dall'altra parte. Pensavo che sarei sprofondato giù, giù. giù, e che nessuno mi avrebbe più rivisto."

Insomma, Holden è un ragazzo depresso che durante il corso della storia manifesterà diversi sintomi tipici degli attacchi di panico oltre che, probabilmente, di un vero e proprio disturbo.

Voglio precisare che il romanzo risulta, per lo stile di scrittura e per il modo di narrare di Holden simpatico e leggero. Spesso ho dovuto trattenere veri e propri attacchi di riso. Per questo, su un piano più superficiale, è sicuramente un romanzo per ragazzi. 

"Come fa uno a sapere quello che farà finché non lo fa? La risposta è: non lo sa. Io penso di saperlo, ma alla fin fine che ne so?"

In definitiva, credo sia uno di quei classici romanzi con un duplice piano di lettura, che lascia al lettore la possibilità di decidere fin dove addentrarsi. Anche se questo, è sicuramente influenzato dall'età del lettore stesso, e dal suo bagaglio di esperienze.

Ho trovato stimolanti le varie citazioni a film e romanzi, all'intero della storia, specialmente quelle relative a "Il grande Gatsby", titolo da me particolarmente amato.

Io l'ho trovato un romanzo piacevole, divertente, e per certi versi, come vi ho detto prima, inquietante. Sicuramente, lo consiglio a tutti. 
Vi lascio con una frase, che ha colpito il mio interesse, con cui Holden, dopo il vagabondaggio, descrive la sensazione di essere a casa:

"Ero sicuro di essere a casa. Nel nostro ingresso c'è un odore strano, che non somiglia a quello di nessun altro posto. Non so che diavolo sia. Non è che sa di cavolfiore, ma nemmeno profuma -non so proprio che diavolo è- però capisci subito che sei a casa."

Chi di voi lo ha letto? Cosa ne pensate? Fatemi sapere la vostra!


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