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lunedì 9 gennaio 2017

OCEANIA, FILM MIGLIORE DI SEMPRE!

Vaiana è una giovane ragazza che, come si vedrà ad inzio film, ha sempre sentito un forte richiamo
provenire dal mare e per questo verrà duramente osteggiata dal padre che invece vuole che lei diventi un capo villaggio e che badi alla sua gente. L'isola su cui si trovano è circordata da un reef, una sorta di confine nel mare oltre il quale gli abitanti non si avventurano per paura.

Vedremo quindi Vaiana interrogarsi sul da farsi e solo con l'aiuto della nonna Tala che le svelerà una grotta segreta sull'isola che racchiude le vere origini del suo popolo, lei deciderà di andare all'avventura per mare perché un insidioso pericolo si sta avvicinando alla loro felice isola: la distruzione per azione di Te Ka. Un temibile mostro di lava che, fin da quando Maui ha rubato il cuore di Te Fiti (isola a forma di donna sdraiata che altri non è che la dea creatrice Te Fiti), sta lentamente espandendo la sua distruzione.

La sua missione è quindi quella di raggiungere l'isola su cui si trova il semidio Maui, colui che ha rubato il cuore di Te Fiti per donarlo agli umani per dargli il dono della creazione. 
Dopo una piccola vicissitudine tra i due, partiranno assieme alla volta dell'isola di Te Fiti, non prima però di aver recuperato l'amo magico di Maui che gli permette di trasformarsi in quello che vuole e combattere al pieno della sua potenza.

 
Durante il loro viaggio per Te Fiti, per recuperare appunto l'amo magico di Maui, incontreranno
anche un cattivo secondario del film, Tamatoa, un enorme granchio splendente che, nonostante la sua breve apparizione, darà filo da torcere ai nostri personaggi e che io ho amato particolarmente. Anzi, avrei preferito fosse più presente.


Questa è in breve la trama e ora veniamo ai miei commenti sul film.
Mi è piaciuto davvero molto. Credo sia uno dei migliori film Disney usciti negli ultimi anni e ora vi spiegherò il perché di tanto entusiasmo.

Le animazioni sono stupende, nettamente superiori a qualsiasi altro film Disney (e quindi di qualsiasi film in generale, visto che la Disney è la migliore in questo campo) e benché pure in Frozen le animazioni fossero fatte bene, qua in Oceania, con il fatto che l'ambientazione è molto più colorata, i colori sono vividi, l'acqua del mare è cristallina, i capelli dei personaggi sembrano veri e la scena finale (di cui non vi ho parlato a posta) è magistrale.
Le canzoni sono molto belle e con enorme soddisfazione ho visto che sono state anche tradotte abbastanza bene in italiano. La mia canzone preferita è quella di Tamatoa, "Lo splendente Tamatoa" interpretata da un ispirato Raphael Gualazzi e il cui testo vi assicuro è forse il meglio tradotto. In inglese invece si intitola "Shiny" ed è interpretata da un bravissimo Jemaine Clement e amo pure questa versione.

L'animaletto simpatico, compagno della nostra protagonista è in questo caso un gallo a cui manca qualche rotella, Hei Hei. Si troverà per caso a bordo della piccola imbarcazione che Vaiana userà e non prenderà molto bene il fatto di trovarsi in mare aperto (come si può vedere dalla gif accanto).
C'era anche un altro animaletto simpatico, Pua, un bel porcellino che però comparirà solo all'inizio del film in quanto non salperà ma rimarrà sull'isola.

Proprio stanotte ci sono state le premiazioni per i Golden Globe e con mio grande disappunto ha vinto Zootropolis come miglior film d'animazione e non Oceania. So di essere una voce fuori dal coro ma questa vincita non è stata poi così meritata. Che cosa ha Zootropolis di migliore rispetto ad Oceania? Le animazioni per quanto buone non mi hanno lasciata senza parole come in Oceania. La trama di Zootropolis invece l'ho trovata molto banale e temo abbia vinto proprio per questo. In poche parole si parlava della diversità e del fatto di accettare tale diversità: una tematica che al giorno d'oggi evidentemente la gente sente molto importante ma che a mio avviso in quel film è stata affrontata in modo abbastanza banale e, passatemi il termine inglese, mainstream. 
Secondo me il film Oceania non è stato compreso fino in fondo, appunto perché è meno banale. 

Se non avete ancora visto il film vi consiglio di saltare questo paragrafo perché parlerò della trama in modo libero, citando anche il finale. Quindi se non volete rovinarvi la visione vi consiglio di interrompere la lettura. Se invece siete comunque curiosi e non vi importa di qualche spoiler, continuate pure! 

Dunque, non abbiamo un cattivo. O meglio il cattivo sembrerebbe essere Te Ka, il mostro di lava di cui vi ho parlato prima che lentamente sta distruggendo tutte le isole. Ma proprio alla fine scoprirermo che Te Ka altri non è che la dea Te Fiti alla quale Maui ha rubato il cuore e che si è quindi trasformata in questo essere distruttivo. Quindi il cattivo sembrerebbe essere proprio Maui, perché se lui non fosse andato sull'isola a rubare il cuore non sarebbe successo niente. Ma a conti fatti non me la sento di additare Maui come "cattivo", perché pure lui non ha agito per un suo tornaconto ma ha rubato il cuore per gli umani, per dargli il potere della creazione, per farsi accettare dagli umani. Quindi i cattivi sembrerebbero essere proprio gli umani o comunque il sentimento molto umano che prova Maui, quello della solitudine.

Alla fine Vaiana canterà una breve canzone per fermare Te Ka nella sua distruzione e le parole in inglese sono:
I know your name
May have stolen the heart from inside you
But this does not define you
This is not who you are
You know who you are
Who you truly are 
Queste parole calmeranno Te Ka e Vaiana riuscirà a restituire il cuore e subito questa entità tornerà ad essere la dea benevola Te Fiti, restaurando i danni distruttivi prodotti dalla sua controparte.

In definitiva questo film è un bellissimo inno alla natura. Un avvertimento al fatto che se continuiamo a rubare e depredare la natura essa prima o poi ci si ribellerà contro e a quel punto come un dio della distruzione distruggerà tutto quello che amiamo, senza possibilità di appello. L'unico modo che abbiamo per salvarci è restituire il cuore alla natura, riconoscerne la sua importanza.
Ma il film è anche un inno alla self-reliance, per dirla alla Emerson. Un inno alla propria individualità e a ritrovare il proprio io, anche quando il mondo intero sembra averci abbandonato e quando tutto sembra contro di noi. Un invito a riscoprire la nostra voce interiore, come si capisce dalla canzone "I'm Moana" (Sono Vaiana in italiano) di cui vi metterò alcune parole significative:

I've delivered us to where we are
I have journeyed farther
I am everything I've learned and more
Still it calls me

And the call isn't out there at all
It's inside me
It's like the tide, always falling and rising
I will carry you here in my heart
You'll remind me
That come what may, I know the way
I am Moana!


In definitiva sono molto soddisfatta di questo film d'animazione. Se proprio devo trovare una pecca è proprio nella fugace apparizione di Tamatoa che è uno dei migliori cattivi e con un grande potenziale che però è stato sprecato.
In poche parole, vi consiglio di guardare questo film per divertirvi, per emozionarvi e anche, perché no, per trovare i messaggi sotto la superficie.


BUONA VISIONE!

Luana Iulia Augusta

giovedì 7 gennaio 2016

MACBETH, il film 2016

““Domani, e poi domani, e poi domani, il tempo striscia, un giorno dopo l'altro, a piccoli passi, fino all'estrema sillaba del tempo; e tutti i nostri ieri hanno rischiarato ai folli la via per la morte polverosa.”


Difficilmente mi sbilancio ma questa volta mi sento di dirlo: questo film è un capolavoro!
Forse complice il mio amore per Shakespeare, per le lotte al potere, per la follia e la tirannia, uscita dalla sala avevo ancora il cuore che mi martellava forte in petto.

Macbeth: il dramma di un uomo che, dopo aver saputo tramite la profezia di tre donne misteriose, che sarà re, decide di andare incontro al suo destino, incitato dalla moglie. Macbeth tuttavia non riuscendo a sopportare il peso delle sue colpe e temendo di perdere il potere, cadrà nella follia. Ma il dramma riguarda anche la moglie, che da donna avida di potere e pronta a tutto per averlo, capirà di aver spinto il marito oltre il suo limite umano e di averlo reso simile ad un mostro.


"Se questo male fosse del tutto e apertamente male, ossia turpe e ripugnante, la tragedia sarebbe finita prima che cominciata. Esso si chiamava, invece, per Macbeth, grandezza: la grandezza che le fatali sorelle gli hanno profetata, che il corso destinato degli eventi comincia pronto a elargirgli, additandogli prossimo e certo tutto il resto, sol ch'egli non stia ad attendere inerte, ma si muova, stenda la mano e lo afferri." (Benedetto Croce)

Le molte scene in slow motion sono servite a dare impatto emotivo alle azioni che venivano compiute. Anche se questa scelta del regista ha fatto piovere alcune critiche, da me non condivise.
Ovviamente il film è piuttosto lento e ha una struttura teatrale, più che di un film ma questo secondo me, gioca a suo favore.
Scene girate magistralmente, come quella, verso la fine in cui troviamo Macbeth seduto al trono che parla ad un messaggero con il viso metà in ombra e con il fuoco dei braceri che si riflette nelle sue pupille: una scena orgasmica.
Spero di riuscire presto a rivederlo in lingua originale perché credo che solo così lo si possa apprezzare pienamente, anche se il doppiaggio italiano è all'altezza.

Voi  lo avete visto?

mercoledì 11 marzo 2015

Il giovane Holden

"Non faccio che ripetere «è stato un piacere» a gente con cui non è stato un piacere per niente. Ma se vuoi sopravvivere certa roba devi dirla."
  

La missione della casa editrice Einaudi di ritradurre i grandi classici, svecchiandoli, ormai credo sia nota a tutti. E, l'anno scorso arrivò il turno dell'opera più famosa di     J. D. Salinger "Il giovane Holden".
La nuova traduzione a cura di Matteo Colombo è, a mio parere, pienamente riuscita: la lettura è piacevole e scorrevole, senza mai risultare artificiale.  
Si possono creare discussioni infinite sulla necessità o meno di svecchiare le traduzioni ma, a mio avviso, la cosa più importante è che il messaggio che i libri portano con sé arrivi ai lettori e, quale modo migliore, se non facendoli parlare la loro lingua?


A puro scopo informativo vi mostrerò un paragrafo del romanzo, nella vecchia e nella nuova traduzione.

 
 "Io abito a New York, e pensavo al laghetto di Central Park, vicino a Central Park South. Chi sa se quando arrivavo a casa l'avrei trovato gelato, mi domandavo, e se era gelato, dove andavano le anitre? Chi sa dove andavano le anitre quando il laghetto era tutto gelato e col ghiaccio sopra. Chi sa se qualcuno andava a prenderle con un camion per portarle allo zoo o vattelappesca dove. O se volavano via."
trad. Adriana Motti 

"Io abito a New York, e stavo pensando al laghetto di Central Park, quello vicino a Central Park South. Chissà se arrivando a casa l'avrei trovato ghiacciato, e se sì, chissà dov'erano andate le anatre. Chissà dove andavano le anatre quando il lago gelava e si copriva di ghiaccio. Chissà se arrivava qualcuno in furgone che le caricava tutte quante per portarle in uno zoo o chissà dove. O se volavano via e basta."
trad. Matteo Colombo 
 

Da http://footage.framepool.com
Ovviamente la traduzione di Adriana Motti era perfetta per il suo tempo ma, in cinquant'anni la lingua italiana è mutata e, non si può negare, che la nuova traduzione renda la lettura più piacevole per noi.

Il titolo originario "The Catcher in the Rye", come ci informa la stessa Einaudi alla fine del romanzo, è intraducibile, ed il suo significato fa riferimento ad una canzone di Robert  Burns. Volendo tradurre il titolo, sarebbe una cosa del tipo "L'acchiappatore nella segale", quindi, la casa editrice decise di tenere il titolo con cui divenne famoso in Italia.

Dopo aver divagato sulla traduzione desidero parlarvi della storia del romanzo.

Holden Caulfield, il narratore in prima persona della storia, è un ragazzo di sedici anni che, come ci dirà lui fin dalle prime pagine, espulso dall'ennesimo college, dopo alcune vicissitudini e un giovanile colpo di testa, decide di lasciare l'istituto prima del termine ultimo, e di iniziare una sorta di vagabondaggio che durerà un solo finesettimana, ma che lo porterà a vivere diverse esperienze, per lo più negative e che, mostrerà a noi lettori, la sua fragile situazione mentale.

La trama in breve è questa ma, se pensate che sia tutto qui, vi sbagliate. Ho iniziato la lettura di questo romanzo credendolo per ragazzi e, forse, in parte è vero. Tuttavia credo, che solo una lettura adulta e consapevole possa rivelare le varie sfaccettature che l'autore voleva mostrare.
Holden è un ragazzo giovane, impulsivo, ossessivo, quasi folle.
Nel romanzo, nel corso del suo finesettimana girovago, tornerà spesso con il pensiero al fare una chiamata alla sua amica Jane. Che non sentiva da tempo ormai, e che gli era tornata in mente solo perché, prima di lasciare il college, Stradlater, il suo compagno di stanza, gli aveva fatto sapere che ci usciva assieme. Il bisogno di chiamarla si manifesta nelle ore più improbabili della notte ma anche durante il giorno, spezzando le sue azioni e dando sempre un senso di ossessività malata al suo desiderio. 
Questa e altre ripetizioni ossessive nel corso del romanzo, mostrano chiaramente come Holden soffra di qualche disturbo mentale, probabilmente dovuto alla morte del fratello Allie, che ci racconterà lui stesso, oppure semplicemente perché diverso dai suoi coetanei.
Ad un certo punto del romanzo c'è una bellissima descrizione di un attacco di panico:

"Ogni volta che arrivavo alla fine di un isolato e scendevo dallo stramaledetto marciapiede, avevo la sensazione che non sarei mai riuscito ad arrivare dall'altra parte. Pensavo che sarei sprofondato giù, giù. giù, e che nessuno mi avrebbe più rivisto."

Insomma, Holden è un ragazzo depresso che durante il corso della storia manifesterà diversi sintomi tipici degli attacchi di panico oltre che, probabilmente, di un vero e proprio disturbo.

Voglio precisare che il romanzo risulta, per lo stile di scrittura e per il modo di narrare di Holden simpatico e leggero. Spesso ho dovuto trattenere veri e propri attacchi di riso. Per questo, su un piano più superficiale, è sicuramente un romanzo per ragazzi. 

"Come fa uno a sapere quello che farà finché non lo fa? La risposta è: non lo sa. Io penso di saperlo, ma alla fin fine che ne so?"

In definitiva, credo sia uno di quei classici romanzi con un duplice piano di lettura, che lascia al lettore la possibilità di decidere fin dove addentrarsi. Anche se questo, è sicuramente influenzato dall'età del lettore stesso, e dal suo bagaglio di esperienze.

Ho trovato stimolanti le varie citazioni a film e romanzi, all'intero della storia, specialmente quelle relative a "Il grande Gatsby", titolo da me particolarmente amato.

Io l'ho trovato un romanzo piacevole, divertente, e per certi versi, come vi ho detto prima, inquietante. Sicuramente, lo consiglio a tutti. 
Vi lascio con una frase, che ha colpito il mio interesse, con cui Holden, dopo il vagabondaggio, descrive la sensazione di essere a casa:

"Ero sicuro di essere a casa. Nel nostro ingresso c'è un odore strano, che non somiglia a quello di nessun altro posto. Non so che diavolo sia. Non è che sa di cavolfiore, ma nemmeno profuma -non so proprio che diavolo è- però capisci subito che sei a casa."

Chi di voi lo ha letto? Cosa ne pensate? Fatemi sapere la vostra!


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domenica 2 novembre 2014

Narciso e Boccadoro - H. Hesse

 "Qualcosa rimaneva che non si poteva esprimere, qualcosa di terribile e anche di prezioso, qualcosa di sprofondato ma d'inobliabile, un'esperienza, un gusto sulla lingua, un cerchio intorno al cuore."


Nel convento di Mariabronn in Germania si incontreranno due figure opposte e complementari: Narciso e Boccadoro.
Narciso, un giovane dotato di doti particolari che ha appena iniziato il noviziato incontrerà Boccadoro, più giovane di  lui di pochi anni, condotto là dal padre. Tra i due si instaurerà subito un rapporto particolare, complice anche una certa attrazione, più spirituale che fisica, dettata dalle loro essenze non ordinarie, anche se così diverse. 
Narciso che si vanta di avere la dote di leggere nell'animo delle altre persone spronerà Boccadoro a lasciare il convento, avendo capito che il giovane era stato mandato là per espiare le colpe della madre, scappata di casa e, di cui aveva quasi cancellato il ricordo. E sempre Narciso, lo inviterà alla ricerca della sua vera essenza che è da artista e non da pensatore, al contrario della sua.

"Tu sei un artista, io un pensatore. Tu dormi sul petto della madre, io veglio nel deserto. A me splende il sole, a te la luna e le stelle, i tuoi sogni sono di fanciulle, i miei di ragazzi."

Anche in seguito all'incontro con la zingara Lisa, inizierà così per Boccadoro un lungo viaggio alla ricerca della madre che rivedrà in ogni donna che incontrerà sul suo cammino, arrivando ad estremizzare la sua ricerca, volgendola alla scoperta della madre primigenia, Eva, generatrice della vita e dispensatrice di morte.
Il suo viaggio non sarà scandito da date o luoghi precisi ma solo dall'alternarsi delle stagioni e dalle descrizioni dei luoghi visitati, per indicarci che il suo viaggio è, prima di tutto, interiore.

Trionfo della morte - Pieter Bruegel

Il viaggio di Boccadoro si farà particolarmente difficile per colpa di una calamità, che ci aiuta a contestualizzare la storia, ossia la peste; descritta magistralmente da Hesse, che la mostrerà nella sua cruda ineluttabilità, descrivendo i cadaveri e la reazione degli uomini divenuti sotto molti aspetti inumani: genitori che abbandonavano i loro figli infetti, i monatti che rubavano dalle case rimaste vuote e che molto spesso, assieme ai morti, seppellivano anche i moribondi. In questo mondo senza più leggi e dominato dalla paura Boccadoro ne uscirà minato nell'animo e nella fede.


Dopo aver a lungo viaggiato, lui e Narciso si rincontreranno, questa volta da pari. L'artista da una parte e il pensatore dall'altra, entrambi dopo aver a lungo cercato la loro vera essenza anche se per strade diverse, riusciranno a dichiararsi il loro affetto rimasto immutato nel corso degli anni. Qui avrà luogo uno scambio interessante di battute tra i due, che cercheranno di comprendere le loro reciproche diversità, con Narciso che afferma di possedere il pensiero puro, ossia di pensare senza rappresentazioni e Boccadoro che, al contrario, vive di immagini. 
Nel penultimo capitolo Narciso riconoscerà l'innocenza dell'arte:
"Il nostro pensare è un continuo astrarre, un prescindere dal mondo sensibile, un tentativo di costruire un mondo puramente spirituale. Tu invece cogli nel cuore ciò che vi è di più instabile e mortale e riveli il senso del mondo proprio in quello che è transitorio. Tu non prescindi da questo, ti dai tutto a esso, e per questa tua dedizione esso diventa ciò che vi è di più alto: il simbolo dell'eternità."

Il libro si svolge come una lunga metafora che si dipana in tre tappe: la dipendenza da Narciso, la vita errabonda e il ritorno. E, alla fine del libro non avremo risposte. Non ci verrà detto quale delle due essenze era la più corretta. Entrambi si scopriranno perdenti ma anche vincitori, in quanto riusciranno a trovare la pace avendo imparato a vivere secondo la natura che più gli era congeniale pur tuttavia non riuscendo a trovare il senso della vita e della morte che tanto andavano cercando. 

IN CONCLUSIONE:

Difficile poter dare un'opinione univoca di questo romanzo che deve, innanzitutto, essere vissuto dal lettore. Le riflessioni e le domande senza risposta che si snoderanno attraverso tutta la storia tramite Boccadoro, sono le stesse che ogni essere umano in cuor suo si pone, prima o poi.
Una riflessione sulla vita e la morte, sull'arte e il pensiero, sulla bontà dell'animo umano e la sua crudeltà in un moto perpetuo, come se l'autore ci avesse voluto mettere difronte all'incomprensibile dualità della vita, in ogni suo aspetto.
Ci sarà anche un'interessante riflessione sulla miopia degli esseri umani dinanzi alle sofferenze degli animali, nel caso specifico dei pesci venduti per strada:

The boy hidden in a fish - David Hockney
"...Alcuni dei quali si arrendevano quieti alla morte, con la bocca dolorosamente aperta e gli occhi d'oro fissi in un'espressione di angoscia, altri invece si ribellavano furenti e disperati. (...) Lo prendeva una viva compassione per quelle bestie e una triste indignazione contro gli uomini; perché  questi erano così ottusi e rozzi e inconcepibilmente stolti e miopi, perché tutti quanti non vedevano nulla, né i pescatori né le pescivendole né i compratori che tiravano sul prezzo; perché non vedevano quelle bocche, quegli occhi spaventati a morte e quelle code che si dibattevano violentemente, non vedevano quella tremenda lotta disperata e vana, quell'insopportabile trasformazione dei misteriosi animali così meravigliosamente belli, che rabbrividivano nell'ultimo lieve tremito sulla pelle morente e giacevano morti e spenti, lunghi e tirati, miseri pezzi i carne per la tavola del ghiottone soddisfatto. Nulla vedevano questi uomini, nulla sapevano e osservavano, nulla parlava loro!"
 
Un romanzo sotto molti aspetti filosofico che, sono certa, porterò a lungo nel cuore.

E voi, lo avete apprezzato? Quali aspetti della storia vi hanno più affascinato?

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mercoledì 6 agosto 2014

COLPA DELLE STELLE di John Green


La malattia non è mai un tema facile da affrontare nella vita quanto nella letteratura. Il rischio di far scivolare la storia in un dramma fine a se stesso, è grande. Ma, in “Colpa delle stelle” di John Green quello che più mi ha colpito è la freschezza con cui la storia viene narrata, rendendola accattivante.

La trama segue le vicende di Hazel Grace, una ragazza di sedici anni che frequenta un gruppo di supporto ai malati di cancro. Infatti, tre anni prima le era stato diagnosticato un cancro alla tiroide poi diffusosi nei polmoni, tenuto sotto controllo da un farmaco sperimentale.
Hazel frequenta il gruppo di supporto controvoglia, su volere dei genitori, fino al giorno in cui conoscerà lì Augustus "Gus" Waters, un ragazzo di diciassette anni a cui è stata amputata metà della gamba per un osteosarcoma. Tra i due nascerà un tenero sentimento, che si andrà sviluppando nel corso della storia, in lotta contro la malattia.
I due si avvicineranno molto anche grazie al libro che Hazel consiglierà ad Augustus, un'imperiale afflizione, libro scritto da Peter Van Houten che tormenterà i ragazzi con il suo finale aperto, che simboleggia la vita e la sua fine repentina.
Ora veniamo alla dichiarazione, dal mio punto di vista, tra le più belle di sempre:

"Sono innamorato di te, e non sono il tipo da negare a me stesso il semplice piacere di dire cose vere. Sono innamorato di te, e so che l'amore non è che un grido nel vuoto, e che l'oblio è inevitabile, e che siamo tutti dannati e che verrà un giorno in cui tutti i nostri sforzi saranno ridotti in polvere, e so che il sole inghiottirà l'unica terra che avremo mai, e sono innamorato di te."

La sentite la forza di queste parole? Sentite come vi colpiscono al petto, lasciandovi senza fiato? Lui la ama, nonostante sappia che è malata, nonostante sappia che lui stesso lo è. La ama anche se il suo amore risulta invisibile al grande universo che li/ci circonda e, con la consapevolezza che tutto l'amore che prova per lei non cambierà il loro triste destino.

Ma questa dichiarazione d'amore può essere estesa, in senso più ampio, a chiunque. Tutti noi, in quanto mortali, lasceremo questa terra e, sappiamo benissimo che tutti i nostri sforzi non ci porteranno in nessun altro posto che in una tomba, ma, nonostante questo, l'essere umano trova la forza di alzarsi dal letto, ogni giorno e, di amare.

Avvertite l'immensità di quelle parole? Io, ne sono rimasta estasiata. Credo sia la dichiarazione d'amore che ho sempre sognato.


Ma il libro passa un messaggio molto più ampio del solo “ama con tutto te stesso perché la vita è breve”. Alla fine, Grace leggerà una lettera, scritta da Augustus e indirizzata a Peter Van Houten che sarà, anche, la parte più toccante del romanzo.


Adoro il concetto espresso alla fine del libro, sempre a rimarcare la nostra piccolezza di fronte all'immensità dell'Universo.
La probabilità che abbiamo di ferire l'universo è pari a quella che abbiamo di aiutarlo, ed è molto probabile che non faremo né l'una né l'altra cosa.

Il titolo del libro, Colpa delle stelle (The Fault in Our Stars) è ispirato dalla celebre frase che Cassio disse a Bruto nell'opera di Shakespeare, "Giulio Cesare":  "La colpa, caro Bruto, non è delle stelle, ma nostra, che ne siamo dei subalterni". 
Nel libro sarà  Peter Van Houten a citare questa frase, aggiungendo anche come Shakespeare abbia sbagliato in quanto è nella natura delle stelle essere avverse. 
Per dovere di cronaca, ci tengo a precisare che nel libro la frase di Shakespeare è tradotta così: "La colpa, caro Bruto, non è nelle nostre stelle/ma in noi stessi".

Io consiglio questo libro a chi ama i personaggi reali e, che non ha paura di soffrire per loro. A chi ha un amico o un parente malato, per poter entrare, se pure in minima parte nei suoi panni. Ed, infine, lo consiglio a chi, non potendo cambiare il suo destino, vuole comunque lottare per i suoi sentimenti. Perché, come ci viene detto alla fine del libro:
Non puoi scegliere di essere ferito in questo mondo, vecchio mio, ma hai qualche possibilità di scegliere da chi farti ferire.

lunedì 21 luglio 2014

Notturlabio, previsioni dall'ombra

"I pensieri fanno capolino
agli angoli di un discorso interrotto.
Sono rane che saltano fuori 
da pozzanghere roventi, a volte. E fuggono via." (I pensieri)


      Non ho trovato parole più appropriate per iniziare il discorso di quelle di Simonetta Longo, poetessa emergente che ha pubblicato, da pochi mesi, la sua prima raccolta di poesie, intitolata Notturlabio, previsioni dall'ombra.
Perché sì, le sue poesie hanno la forza di catapultare il lettore nel mondo dell'ombra, del mistero, lasciandolo spesso intrappolato come Teseo, sperduto nel labirinto del Minotauro, aggrappato al filo di Arianna che lei srotolerà sapientemente per lui, guidandolo tra i miti greci. Oppure lo trasporterà, come il fiume trascinò Ofelia, conducendolo verso la drammatica attualità dello Tsunami giapponese.


"...così che si amino almeno le ombre
oltre i confini delle nostre scorze
di condannati nel tempo
al termine di questo cammino d'Amore
d'improvviso scorgeremo
quella bellezza stupenda di natura
che non diviene e non perisce
non cresce e non scema..." (Il convito, Simposio 201D-212C)


     La raccolta è divisa in sei sezioni, una per ogni senso (vista, olfatto, udito, gusto, tatto) più il quinto senso e mezzo, citazione per gli amanti di Dylan Dog, di cui lei è una grande fan.

La particolarità di questa raccolta, che non ho riscontrato in altre, è la capacità di unire tutte le arti attraverso il comune denominatore che è la poesia.
La poetessa ci indicherà, di volta in volta, le opere d'arte, le musiche e gli eventi storici che le ispirarono quella determinata poesia, dandoci la possibilità di osservare con nuovi occhi i quadri già visti e di ascoltare con rinnovato interesse determinate musiche. Facendo capire a noi lettori, che la poesia è racchiusa nelle piccole e nelle grandi cose con cui, ogni giorno, veniamo a contatto.
Per chi è interessato lascio qui anche il sito di Simonetta in cui potrete recarvi per carpire, in parte, la sensibilità della sua anima: http://www.simonettalongo.it/. Vi consiglio in particolare di visitare la sezione "Tavole delle ecfrasi" dove potrete ammirare i quadri che hanno ispirato alcune poesie.
Per intenderci, per ecfrasi si intende la descrizione di luoghi e di opere d’arte fatta con stile virtuosisticamente elaborato in modo da gareggiare in forza espressiva con la cosa stessa descritta (definizione dal Treccani). 


      La raccolta inizierà con la poesia che le dà anche il titolo "Notturlabio" e finirà con "Notturno", dandoci l'idea di una ciclicità della notte che ispira e racchiude tutti i sensi.


    Ho particolarmente adorato i temi misteriosi e oscuri delle poesie, che restano originali, senza mai cadere in banalità. Restando tuttavia di facile lettura e, grazie anche al supporto visivo e uditivo, permettono un viaggio completo nel mondo della poesia, nel mondo della nostra novella Arianna.


Finirò citando pochi versi di una delle poesie che più mi hanno colpito:
"...ditemi
quali sogni rubate
al discount dell'abitudine?
o quali caramelle d'oblio
assaporate
per addormentarvi i pensieri?
Non basta aver rinunciato alle stelle
per non avere chiodi
nelle mani
guardando l'abisso
non basta aver accartocciato il cuore
per non trovarsi
appesi a un povero legno
sorseggiando inquietudine..." (Il debito)

Simonetta Longo: Notturlabio. Previsioni dall’ombra
Puntoacapo Editrice. 2014 Pg. 124. € 13,00